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Un salto a Rijeka, o più semplicemente Fiume: questione di storia, tra calcio e date incise nel corso degli eventi

| Storie | Autore: Simone Nobilini

Poco più di 5 ore d'auto, un breve passaggio tra Slovenia e Croazia e l'apertura definitiva di un panorama che lascia spazio alla costa bagnata dal Mar Adriatico, tra una generale tranquillità agevolata dalla passeggiata lungo il porto ed il centro di una cittadina piccola, capace di vivere soprattutto lungo il Korzo principale le ore più frenetiche della giornata. Benvenuti a Rijeka, o più italianamente Fiume: teatro dell'ultima trasferta europea del girone D per il Milan ed occasione storica, inteso soprattutto nel vero e proprio senso della parola, per entrare nel cuore di una località che proprio nei racconti dei primi anni '20, tra prima e seconda guerra mondiale, vedeva incidere e scolpire il proprio nome nel corso degli eventi.

Il legame con l'Italia, dai tempi della questione fiumana, resta minimamente vivo a livello visivo: qualche bandiera tricolore qua e là, un museo a conservare le principali memorie della Reggenza Italiana del Carnaro proclamata da D'Annunzio e il palazzo da cui, il 12 settembre 1919, il principale esponente del movimento decadentista proclamò il tentativo (poi riuscito) d'annessione al Regno d'Italia, occupando la città, sorgente al vertice di una piccola scalinata. Perlustrandone le principali vie, e conversando con gli abitanti o i lavoratori del luogo, l'italiano resta lingua comunque parzialmente conosciuta: riguardo la gara, invece, le tracce di vivo interesse sono poche, con un paio di soli, tranquilli tifosi vestiti con i colori del Rijeka (fuori da ogni chance di qualificazione in Europa League) pronti comunque a riempire interamente, nella sua piccolezza da 8mila posti a sedere, lo Stadion Rujevica.

Lo store ufficiale di un club divenuto con il tempo protagonista, di cui vi abbiamo parlato dettagliatamente la scorsa stagione, figura come parte delle tante, piccole casette in legno utilizzate come stand per i mercatini di Natale, in edifici avvolti da luci destinate ad accendersi ben prima della solita e consueta tabella di marcia: a colpire è la velocità con cui il sole cala lasciando spazio ad un'atmosfera di pura calma e tranquillità, contrapposta al clima elettrico vissuto solo pochi mesi fa, in un'annata capace di vedere l'attuale squadra di Kek trionfare in maniera inattesa in campionato. Risultato ai limiti dell'impossibile da ripetere, visti i 15 punti di vantaggio costruiti dalla solita Dinamo Zagabria, ma non per questo motivo utile per dimenticare la storia: quella fatta in campo, da un lato, e scritta sui libri di ogni racconto relativo agli anni '20. Dove gli intrecci con l'Italia, al di là di ogni concetto calcistico, figuravano come pura e consueta normalità: sempre lì, a Rijeka. O più semplicemente, Fiume.


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