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Quando un mental coach ti cambia la carriera: dai numeri di Toldo alle caramelle (all'aglio) di Bonucci fino a Benteke

| | Storie | Autore: Redazione
Hard times, hard times, come again no more”, cantava Bob Dylan. Hard Times”, scriveva Charles Dickens. Insomma: prima o poi capita. Dubbi che creano altri dubbi, inghippi che fanno deragliare, pause... E via così. Se sei un calciatore? Può succedere che le gambe non rispondono agli stimoli mentali, che le motivazioni si nascondano dietro le paure e che la pressione esterna possa influire negativamente sulle prestazioni. Negli ultimi anni centrale è diventata la figura del motivatore: un professionista che segue il percorso quotidiano dell’atleta, capisce ed asseconda le sue necessità e lo sprona a dare il meglio di sé. I calciatori che si sono rivolti ad uno specialista del settore sono tanti. L’ultimo? Christian Benteke, nuovo acquisto del Liverpool.   Benteke e Michel Bruyninckx, il guru di Defour e Mertens - Quando si dice il peso della maglia e dell'ingaggio. Ne sa qualcosa Christian Benteke, che sta incontrando alcune piccole difficoltà ad adattarsi alla vita da calciatore ad Anfield. Essere il secondo acquisto più costoso della storia dei Reds e trovare una tifoseria un po’ scettica nei suoi confronti non l’ha di certo aiutato. Finora, un gol in due partite (non male) ma una pressione dura da reggere. Ecco allora che Benteke si è rivolto a chi lo ha aiutato all’inizio della propria carriera. Obiettivo? Lavorare sulla mente per ritrovare la fiducia nei propri mezzi. Più semplicemente, per essere nuovamente se stessi. Perché il vero Benteke – abile di testa e con i piedi – è in grado di segnare ovunque. Il mental coach è Michel Bruyninckx, che in passato è stato a lungo responsabile del Centro di Formazione dello Standard Liegi ed ha lavorato con diverse squadre e moltissimi calciatori. Alcuni esempi? Steven Defour e, soprattutto, Dries Mertens. Il folletto belga deve una piccola parte del suo successo ai metodi dell’esperto Bruyninckx che lo ha accompagnato nel processo di crescita quando era ancora un ragazzino e la sua altezza e struttura fisica potevano costituire un piccolo deficit. Al Daily Mirror, lo specialista ha dichiarato: “Un giorno Benteke mi ha chiamato e mi ha chiesto se poteva svolgere altre sessioni. Ho sentito dire che non è un giocatore da Liverpool ma, se lo vuole lui, può adattarsi a qualsiasi club”. Bonucci e i suoi fratelli - Anche in Italia la figura del motivatore ha assunto un ruolo fondamentale. L’esempio più lampante non può che essere quello di Alberto Ferrarini. La sua “creatura” per antonomasia? Leonardo Bonucci. “Questo qui arriverà in Nazionale tra pochi anni”, diceva ai tempi del Treviso. Così è stato: dopo allenamenti personalizzati, pomeriggi in cantina tra insulti e ceffoni e caramelle all’aglio prima delle partite, Bonucci ha raggiunto il proprio obiettivo. Anzi, il soldato Bonucci ha raggiunto l’obiettivo. Il Bonucci sicuro di sé che vediamo oggi è anche il risultato (non quello finale perché si può sempre migliorare, direbbe Ferrarini) di un processo durato anni. Ma non finisce di certo qui. Un altro esempio può essere quello di Francesco Toldo. Ricordate la semifinale contro l’Olanda dell’Europeo del 2000? Anche qui Ferrarini c’entra. Anni dopo, lo stesso Toldo raccontò che fu proprio il motivatore a chiamarlo il giorno del match: “Oggi è la tua giornata, i numeri parlano chiaro. Sei un portiere e, se dovessero esserci dei rigori, tutto andrà per il meglio”. Profezia degna di Nostradamus e calci di rigore. Sbagliano tre su quattro dell’Olanda. Dopo l’errore di Stam, Toldo volge lo sguardo al cielo e grida “Alberto, Alberto!”. Adesso sappiamo chi era. I giocatori che lavorano o sono in contatto con Ferrarini sono tanti: da Gilardino a Floro Flores, passando per Arturo Lupoli e Cristian Pasquato. Tutti con un solo obiettivo: “+1 millimetro è magia”. Questi esempi non bastano? Prendete allora Riccardo Saponara e Lorenzo De Silvestri. Calciatori diversi per caratteristiche e storie personali. Una cosa che li accomuna, però, è il rapporto con il mental coach Roberto Civitarese che li ha accompagnati e supportati nei momenti di difficoltà. E non dimentichiamoci di Sandro Corapi, che ha lavorato e lavora – tra gli altri - con Antonio Candreva ed il nuovo acquisto della Juventus Hernanes. E la lista potrebbe andare avanti per molto. I motivatori ci sono. Le motivazioni, invece? Quelle bisogna trovarle. La mente prima di tutto, poi il corpo. Chiedete ad esempio a Bonucci o a Toldo per maggiori informazioni. Gianmarco Maggio - @GianmarcoMaggio
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