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Nomade, cattolico e con la Serie A in testa: Lecce, Saraniti si racconta

| Interviste | Autore: Francesco Calvi

Una vita da nomade, una carriera trascorsa sempre in viaggio. In mano, una valigia piena di gol: Andrea Saraniti, 29 anni, di mestiere fa l’attaccante. In undici stagioni ha cambiato dodici squadre, giocando in Eccellenza, Serie D, Lega Pro, C1 e C2. Adesso, dopo un avvio di campionato straordinario con la Virtus Francavilla, la grande occasione: il Lecce di Fabio Liverani. Arrivato in giallorosso nell’ultima sessione di mercato, nelle prime due apparizioni con la nuova maglia Saraniti ha messo a segno due reti. “Mai avrei pensato di essere buttato da subito nella mischia - racconta ai microfoni di gianlucadimarzio.com -. Il Lecce è un’opportunità incredibile: come avrei potuto dire di no?”.

Trent’anni da compiere il prossimo luglio, Saraniti ha un sogno nel cassetto: “Racconto sempre di voler fare come Giorgio Corona. Anni e anni di sacrifici e poi, un giorno, arrivare in Serie A: mi basterebbe giocarci anche per una sola stagione”. Magari, proprio con i giallorossi, ambiziosi almeno quanto lui. “Serie C?! Ma quale Serie C… Sembrerà pure una frase fatta, ma Lecce ha poco a che fare con questa categoria. E non lo dico perché ci gioco! I tifosi, la bellissima città, persino il modo di vivere il calcio: è davvero una delle piazze migliori d’Italia”.

Prima di trasferirsi per giocarci, Andrea era già passato dal capoluogo salentino: “Con Rosita, mia moglie, eravamo venuti qualche estate fa. Scegliemmo Torre San Giovanni, per fare una vacanza”. Lui palermitano, lei di Messina, Andrea e Rosita hanno una bambina: Aurora, di 3 anni e mezzo. “Mi seguono ovunque, anche se cambio squadra praticamente ogni anno. Quando Aurora comincerà la scuola elementare, però, si stabilirà nella città della mamma, dove abbiamo anche un’attività, che la famiglia di Rosita porta avanti da tempo”. E pensare che, sette anni fa, suo suocero non lo poteva vedere… “Io avevo 21 anni, lei 19. Era poco più che una bambina e lasciò l’università per venire a vivere con me - ricorda Andrea -. Fortunatamente, poi le cose si sono messe a posto”.

Non solo Rosita: lo stesso Saraniti, a 19 anni, andò via da casa per inseguire il suo sogno: “Non avevo ancora 20 anni, quando decisi di giocare in Eccellenza. Mio padre, che era vice-direttore di banca, fu chiaro: < d’ora in poi non ti do un euro, devi provvedere da solo alle tue spese >. E i momenti di difficoltà non sono mancati.” A Ragusa, per esempio: “Vivevamo in due in una casa di 35 metri quadrati. Non c’erano neppure gli stipi. Giusto qualche mensola con delle tendine davanti…”. Con il tempo, le cose sono cambiate. I salti di categoria, la Serie D, i professionisti e, ora, il Lecce. Che Andrea si è meritato a suon di gol. “I più belli? Lo scorso anno non credevo ai miei occhi quando, con la Vibonese, ne feci due proprio al Lecce. Quando a gennaio sono arrivato qui, mi hanno scritto in tantissimi: < Ancora ci ricordiamo quella doppietta... >. Speriamo che le reti contro Catanzaro e Bisceglie abbiano fatto dimenticare quelle messe a segno da avversario!”, scherza Saraniti, cresciuto nel settore giovanile del Catania.

Proprio i rossazzurri, secondi in classifica a -6 dal Lecce, lo scorso gennaio hanno provato a riportare Andrea in Sicilia: “Si erano interessati ma non siamo mai entrati nel vivo della trattativa. Oltre al Lecce, però, su di me c’era forte la Pro Vercelli. Grassadonia mi aveva adocchiato quando allenava la Paganese e avrebbe voluto portarmi in Serie B. Alla fine, hanno fatto altre scelte, dicendomi che se avessi continuato a far bene con la Virtus Francavilla ci saremmo risentiti a fine stagione”. E invece…: “Si è fatto avanti il Lecce. Mentre mi allenavo, il mio procuratore, Giuseppe Piraino, parlava con Meluso e con la Virtus. Mia moglie era a Messina, non sapevo con chi confrontarmi: ne stavo uscendo pazzo!”. Dulcis in fundo, l’affare è andato in porto e Saraniti è approdato alla corte di Liverani: “Da palermitano, lo seguivo quando giocava in rosanero con Miccoli, Pastore, Cavani: era uno squadrone! E poi lui c’aveva due piedi….

Da attore protagonista o da semplice spettatore, Andrea ha sempre fatto del calcio la sua più grande passione. “Anche se, quando lo preferii al tennis, mia madre ci rimase molto male”. Alla fine, però, pure lei ci ha fatto l’abitudine e lo segue allo stadio: “Entrambi i miei genitori sono non vedenti. Quando le è possibile, mamma viene allo stadio e si fa raccontare la partita. Papà, che vorrebbe tanto potermi guardare in campo, preferisce rimanere a casa. Nonostante tutto, a me e mia sorella non è mai mancato nulla. I nostri genitori hanno messo su famiglia, costruito una casa e svolto le loro professioni, sebbene abbiano vissuto situazioni particolari. La forza e la determinazione con cui affrontano ogni nuovo giorno sono un esempio per me.

I genitori, però, non sono gli unici ai quali Saraniti deve tanto: “Lo scorso anno ho incontrato un ragazzo, Francesco Favasuli. Mi ha fatto scoprire la fede cattolica e adesso, grazie a lui, mi guardo intorno con occhi diversi. Atipico per un calciatore? Probabilmente sì, ma poco importa. Il sogno di Saraniti è quello di tutti i suoi colleghi e si chiama Serie A. Se ci riuscirà, lo vedremo tra qualche anno. Per adesso, lasciatelo segnare.


Foto: Anza&Marco Lezzi

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