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Data: 01/01/2018 -

"Io, l'Empoli e l'Udinese: tutto il resto è noia...". Dai vicoli di Pomigliano alla Nazionale, Di Natale si racconta

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"Sono stato fortunato, ho avuto una carriera straordinaria e sono felice di quello che ho fatto": due anni senza Totò Di Natale, il fuoriclasse di provincia. Storia fatta di record, di gol, di riconoscimenti individuali, ma di pochi titoli di squadra: eppure... Poteva vincere tutto Di Natale, una delle ultime bandiere del calcio italiano: lo volevano tutti, ha scelto Udine a vita. I vicoli di Pomigliano D'Arco, giacche ripiegate a fare da palo e i marciapiedi come linea dell'out: qui e così nasce il talento di Totò. A casa tornava spesso con le ginocchia sbucciate, ma sorridente, con il pallone sotto il braccio, inseparabile amico. "Per la disperazione di mamma Giovanna" aggiunge un sorridente Di Natale. A papà Salvatore, invece, Antonio strappava sempre un sorriso: quel "nanetto" aveva un talento incredibile. E in effetti dopo gli inizi nella scuola calcio San Nicola, l'Empoli non se lo fece sfuggire: "Lasciare casa a 13 anni per me fu scioccante" - racconta l'ex Udinese ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com - "Il primo anno fu dura e per fortuna trovai un amico in Vincenzo Montella, che mi aiutò tantissimo. Poi Silvio Baldini e il presidente Corsi mi hanno trattato come un figlio, non smetterò mai di ringraziarli. Il secondo anno era già cambiato tutto, quasi quasi ero io che non volevo tornare a casa: avrei giocato anche durante le vacanze estive".

Esordio in serie B il 26 gennaio del 1997, durante un Empoli-Cremonese: "Da lì partì tutto e la gavetta non è mancata...". Prima C2, poi C1, quindi di nuovo serie B e nel 2002-2003 il paradiso, la serie A: gol per tutte le categorie, ben 312 in carriera tra Nazionale e club. "Ma il più importante rimarrà sempre quello contro la Spagna" - riattacca Totò - "Giocare in Nazionale e prendermi la mia rivincita a Euro 2012 è stata la più grande gioia della mia carriera. Nel 2008 avevo sbagliato un rigore decisivo proprio contro la Spagna e quattro anni dopo battere Casillas mi ha levato un peso: sono stato l'unico giocatore a segnare a quella squadra di alieni durante gli europei di Polonia e Ucraina. Quando rivedo quelle immagini mi emoziono ancora. Una vendetta progettata da 4 anni, mi sono immaginato quel 'film' tante volte: quando sono entrato al posto di Balotelli sapevo già a memoria il copione".

Cosa fa attualmente Totò Di Natale? "Seguo la mia scuola calcio, la Donatello, qui a Udine, sperando di regalare qualche talento all'Italia. Poi mi dedico alla mia agenzia immobiliare, una passione che avevo fin da bambino e che adesso è diventata realtà". A proposito di giovani, cosa pensi del momento attuale del nostro movimento, dopo l'eliminazione negli spareggi per l'accesso ai mondiali? "Da italiano ho provato una delusione grandissima e da ex azzurro so cosa significhi partecipare a un grande torneo per Nazionali, quindi capisco lo shock subito da alcuni ragazzi. Da tifoso, invece, non sarà un'estate come tutte le altre, mancherà una delle poche occasioni in cui si torna a sperare e a tifare per un'unica bandiera. Ripartiamo dai giovani, ma veramente stavolta. Dal basso, dai settori giovanili e affidiamo il comando della FIGC a chi ha fatto grande la nostra Nazionale: Maldini, Albertini, Buffon, ci vogliono loro".

Cosa pensi dei giovani di oggi? "E' cambiata la mentalità, il modo di ragionare, la tecnologia... Quando ho iniziato io, vent'anni fa, le distrazioni erano poche, ti concentravi solo sul campo, e il calcio italiano aveva in ogni ruolo alcuni dei giocatori più forti del mondo. Dovremmo cercare di seguire la crescita dei nostri ragazzi fin dai primi anni, evitargli eccessivi contatti con i social e con tutto ciò che è esterno al mondo del pallone. Ce ne sono tanti bravi, di talento: Chiesa, Cristante, Barella, Berardi, Verdi, Verratti, Belotti, Caldara, Gagliardini, Pellegrini... A questo gruppo se ne stanno aggiungendo altri e penso che al prossimo Europeo avremo una squadra validissima. Poi il nostro rimane sempre il campionato più difficile del mondo. In testa Juventus e Napoli si giocano lo scudetto, anche se non escluderei del tutto Roma e Inter, nonostante i risultati di sabato. Nelle top leghe europee siamo gli unici a non avere una squadra in fuga. Questa è la risposta a chi diceva che la serie A non è più un torneo di livello e che era 'poco allenante'. I risultati in Europa rafforzano la mia tesi. In chi mi rivedo? In Lorenzo Insigne, per caratteristiche siamo molto simili".

Cosa rappresenta l'Udinese per Di Natale? "Tutto e anche a livello di amicizie è rimasto un rapporto speciale con gente come Fabio Quagliarella, Vincenzo Iaquinta, Nestor Sensini, Valerio Bertotto: giocatori che hanno fatto la storia recente dell'Udinese. Penso al campionato 2004-2005 dove arrivammo quarti con Luciano Spalletti e alle stagioni 2010-2011 e 2011-2012 con Guidolin in panchina: l'intesa con Alexis Sanchez era perfetta. Nel 2011, dopo un inizio difficile, avremmo battuto chiunque: vincemmo con l'Inter, la Juventus, la Lazio, il Napoli, 7 a 0 a Palermo. Io e Alexis ci intendevamo con uno sguardo, non ci prendeva nessuno. Poi lui è passato al Barcellona e all'Arsenal, dimostrando di essere un grandissimo campione". Riti particolari prima della gara? "Avevo una foto della Madonna che portavo con me fin da ragazzo e la baciavo prima di ogni partita. Poi ascoltavo sempre le canzoni di Gigi D'Alessio e Franco Califano, in particolare 'Tutto il resto è noia' ".

C'è stata un'occasione mancata nella tua carriera? "Sono felicissimo di quello che ho fatto. Ho ricevuto offerte dalle squadre top a livello mondiale, ho sempre rifiutato perché penso che la felicità mia e della mia famiglia dovesse venire prima di tutto: non avrei lasciato l'Udinese per nulla al mondo. Ho fatto una scelta di vita e nonostante tutto ho giocato due europei e un mondiale, ho quasi 50 presenze in azzurro. Ho giocato due volte la Champions, ho segnato in tutte le competizioni, ho vinto due volte la classifica dei cannonieri superando un mito come Roberto Baggio per numero di gol in serie A. Qualche soddisfazione me la sono levata lo stesso, dai... (ride)". Cosa ti aspetti dal futuro e dal 2018? "Penso che il mio futuro sarà ancora nel calcio, nei settori giovanili, a far crescere i ragazzi, un lavoro che mi dà grandissimi stimoli. E continuerò a comprare e vendere case, cercando sempre di far quadrare i conti! (ride di nuovo). Dal 2018 mi auguro anzitutto la salute mia e dei miei cari. Estendo l'augurio a tutti gli italiani e agli appassionati di calcio nella speranza che possano levarsi le soddisfazioni che non sono riusciti a togliersi nel 2017". Auguri anche a te, Totò, fuoriclasse e bandiera di un calcio che non esiste più.



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