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Il Rimini torna in Serie C, la gioia del patron Grassi: "Vivo per far felice la gente, che emozione!"

Ph: Facebook Rimini Calcio

| Interviste | Autore: Francesco Porzio

“Chi me lo fa fare? Se lo chiede anche la mia famiglia”. Giorgio Grassi, patron del Rimini, è un libro aperto. Una persona illuminante e senza dubbio insolita nel mondo del calcio. Appuntamento via telefono (fisso). Eh già, perché Grassi non utilizza il cellulare. Uno potrebbe pensare che non sia al passo con i tempi, e invece niente di più sbagliato. Giorgio Grassi è avanti a tutti, nelle idee e nel suo modo di pensare. E oggi il patron del Rimini Calcio si racconta a GianlucaDiMarzio.com, partendo proprio dalla sua squadra, protagonista di una campionato strepitoso in Serie D, che proprio ieri ha festeggiato la promozione in Serie C, dopo un fallimento e due anni di assenza. "Siamo la prima squadra in Italia ad aver vinto il campionato. Primi con undici punti di vantaggio, che bello!". La prima cosa che ho pensato? Che il calcio da e toglie tanto allo stesso tempo..."

Mai banale, come nella sua idea, davvero innovativa, di proporre l'azionariato popolare: “Questa proprietà conferirà il proprio patrimonio a costo zero, chi compra parte da zero debiti con un progetto già avviato. Non chiederemo un centesimo, sarà un’azionariato democratico, con un direttivo ed un presidente. Chi compra per mille euro ha un voto, chi compra per 100mila avrà cento voti, e così via. La vecchia proprietà avrà un diritto di voto esattamente come gli altri, a seconda di quanto compra. Io sarò uno dei tanti, non sarò presidente o amministratore delegato. Questa è la mia idea, ma siamo ancora molto indietro, il nostro sistema calcio non è ancora pronto per fare questo passo, ma in futuro chissà..."

Un’idea, forse più un ambizione: “Voglio che il Rimini diventi davvero un bene per tutta la città, senza uno al comando, tutti si devono sentire parte del progetto, e non un giochino in mano allo sceicco o all’imprenditore di turno”. Sono davvero troppi gli esempi di società in mano a persone con altri interessi, che non fanno bene al club o al sistema calcio. E stiamo parlando di tante realtà, che ogni anno vivono con l’acqua alla gola e con la speranza di poter essere acquisite dal magnate di turno. Così però non funziona, e l’azionariato popolare può risolvere parecchi problemi, specialmente per realtà come quelle del Rimini, che ha vissuto sulla propria pelle diversi fallimenti economici e sportivi negli ultimi anni: "La Serie C è complicata a livello economico, difficile da sostenere per diverse piccole realtà..."

Il Rimini ha fatto un campionato di livello altissimo (Girone D) in Serie D. Eppure proprio l’anno scorso Grassi ci diceva che avrebbero puntato ad una stagione di consolidamento: “E’ andata meglio del previsto, abbiamo mantenuto il gruppo dello scorso anno che si è rivelato davvero affidabile. Abbiamo giocato diverse gare con 8-9 giocatori della passata stagione, poi abbiamo migliorato dove avevamo bisogno. Ma noi puntiamo alle persone, prima che ai giocatori. Vogliamo che si crei un rapporto con la tifoseria, con lo spogliatoio. I valori umani e la riminesità vengono prima di qualsiasi cosa”.

Eppure a dicembre c’è stato anche un cambio di rotta in panchina apparentemente inaspettato: Gianluca Righetti ha sostituito Simone Muccioli quando quest’ultimo si trovava ad un solo punto dalla prima posizione: “All’interno c’era qualche malumore che non ci piaceva, nonostante l’ottimo risultato sportivo”. Eh già, perché l’obiettivo del Rimini non era la Serie C, almeno per quest’anno: “Non ci pensavamo ad inizio anno. Ieri allo stadio c'erano quattromila persone, uno spettacolo! È stata una giornata storica per il calcio a Rimini. Vivo per far felici le persone, e ieri è stata una gioia immensa..."

E nel Rimini c’è anche chi conosce bene il calcio d’alti livelli, come Adrian Ricchiuti, una vera e propria bandiera da queste parti. È infatti il giocatore con più presenze e più gol con il Rimini: “Dopo aver smesso lo scorso anno è diventato il nostro team manager. È l’anima dello spogliatoio ed il nostro primo tifoso. Aiuta i giovani e da l’esempio a chi arriva. Oltre ad essere la storia del nostro club, si è calato benissimo in questo nuovo ruolo, fa da collante tra la società e il gruppo e penso stia facendo un ottimo lavoro, meglio di quello che pensavamo, sono sincero”.

Ma in questo modello sportivo ideato da Grassi non esiste solo lo sport: “Il calcio e la cultura devono andare a pari passo. Abbiamo creato un blog chiamato “Non solo calcio” e “Pangea”, una rivista culturale online. Oltre a questo stiamo cercando di migliorare il lato social del Rimini. L’obiettivo è quello di far diventare il calcio come fenomeno culturale e non solo sportivo, miglioreremo la struttura del nostro settore giovanile, prendendo spunto da quello che fanno all’estero, per essere davvero al passo con i tempi”.

Insomma c’è davvero tutto in questo Rimini. Passione, idee e risultati. Ma quali sono le motivazioni che spingono Grassi a fare tutto ciò? “Anche la mia famiglia a volte se lo chiede, ma io sono convinto di quello che faccio. Se ci sarà sensibilità verso queste iniziative andremo avanti, altrimenti sarà complicato. Me lo sono detto: o si fa così, oppure non si va da nessuna parte”. Se solo fossero di più i presidenti a pensarla come Giorgio Grassi il calcio italiano non sarebbe nella situazione in cui è. Oggi, però, ci aggrappiamo a questa realtà, perché forse Grassi ha davvero ragione quando dice che “un altro calcio è possibile”. Rimini ne è la dimostrazione.

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