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Il pranzo, l'attesa, la paura, le telefonate di Gattuso e gli applausi: Pisa, altro capitolo di una saga infinita

| News calcio | Autore: Guido Barucco

Si potrebbe partire da tanti episodi per raccontare una giornata che a tratti è stata surreale. Si potrebbe cominciare dall’inizio, dal lungo viale della Cascine ancora vuoto in attesa di riempirsi di centinaia di tifosi del Pisa. O dalla fine, da quel lungo applauso che salutava la squadra di Gattuso in partenza per Padova. Ruota tutto intorno a questo, e gira tutto intorno a Ringhio. Quattro ore di ordinaria follia, quattro ore che aggiungono un nuovo capitolo ad una saga che ormai sembra infinita. Negli ultimi giorni, il film del nuovo Pisa si era trasformato all’improvviso in un horror. Di nuovo, come a fine estate. E oggi, in attesa di un lieto fine che i tifosi e la squadra aspettano forse da troppo tempo, si è scritto uno strepitoso thriller. I colpi di scena non sono certo mancati, a cominciare da quel comunicato spiazzante pubblicato in mattinata da Lorenzo Petroni. Una lettera aperta alla città e a Giuseppe Corrado, parole nettamente stridenti rispetto alla guerra di dichiarazioni e all’atteggiamento degli ultimi giorni. “Non ci crediamo, questa volta servono i fatti e non le parole”, urlava Pisa mentre si riuniva a poco a poco all’ingresso della Tenuta di San Rossore. Oltre non si poteva andare, polizia e carabinieri hanno bloccato lì tutti i tifosi mentre a pochi metri Gattuso ed i giocatori pranzavano al ristorante “da Poldino” prima di (provare a) partire per Padova. Paga Ringhio, come sempre. Del resto dall’estate la squadra la porta avanti lui. Squadra che piano piano si alza da tavola e va verso il pullman. Sguardi persi, indecisi. “Che si fa?”. Qualcuno gioca al telefono, qualcuno chiama la famiglia. I non convocati tornano verso casa, mentre le forze dell’ordine provano a rispondere alla domanda: ci sono tutti, dalla Digos al Questore di Pisa. Prima a colloquio con Gattuso, poi con gli agenti. Fuori ci sono circa 1000 persone che non vogliono far partire la squadra per protesta contro una proprietà che ha fatto di tutto per non vendere e che ha appena fatto prendere 3 punti di penalizzazione alla squadra per non aver pagato gli stipendi arretrati. “Andiamo da dietro”, sentenzia il Questore. Gattuso, per ultimo, sale sul pullman. Mano sinistra in tasca, la destra divisa tra il telefono ed i saluti a qualche tifoso che si era intrufolato per il pranzo. Ringhio adesso, a Pisa, conta più della Torre. Il pullman fa retrofront, ma viene subito bloccato da un piccolo gruppo di tifosi che era stato raggiunto dalla voce e non ci stava a far finta di nulla. Sono attimi di tensione, poi la situazione si sblocca ed il pullman lentamente si dirige verso l’altra uscita del Parco. Ma non è finita, perché il resto dei tifosi che aspettavano all’ingresso decidono di fiondarsi verso il pullman per raggiungerlo da un’altra strada. In qualunque modo: scooter, macchine, corse a piedi tra campi e boschi. E ci riescono.

La scena è surreale: immaginate una strettissima strada di campagna, in mezzo al nulla, con un enorme argine da un lato ed i campi dall’altro. Sulla striscia di asfalto, il pullman del Pisa, le camionette delle forze dell’ordine, la Digos, gli agenti in tenuta anti-sommossa, circa 100/200 tifosi che bloccano il pullman ed un contadino su un aratro che a stento capisce cosa stia succedendo lì dove, di solito, non passa nessuno. Sono quasi tre ore infinite, dove nessuno fa un passo e dove nessuno vuole muoversi. O rassicurazioni certe, garanzie e impegni concreti, o niente. La squadra non parte. La volontà dei tifosi è chiara quanto pacifica, la Polizia può solo stare a guardare perché l’ordine pubblico non è in pericolo. I giocatori aspettano sul pullman, da fuori si vede Gattuso agitato al telefono. Smartphone bianco, come la cover. Decorata di rosso… e di nero. La sua sagoma di calciatore che urla, la scritta chiara e tonda: GATTUSO. Tutto maiuscolo, come l’uomo che è merita. Non c’è nessuno, a Pisa, che dica una parola cattiva su di lui. Il confronto con la Torre non regge proprio più. Passano i minuti, poi le ore. Squadra e tifosi sono un tutt’uno, aspettano risposte e conferme. Contatti con Corrado e con Abodi, lunghe telefonate e brevi summit sul ciglio della strada. Alla fine la decisione: “Fidiamoci”, perché Corrado ha trasmesso entusiasmo e positività e la Lega ha dato le necessarie garanzie. Arriverà un comunicato, nei prossimi giorni anche una nuova offerta. L’ultima. Intanto i tifosi si aprono e lasciano passare il pullman tra gli applausi. Dieci minuti e la strada si svuota di nuovo. Tutto torna (quasi) alla normalità. Il sole tramonta, il contadino torna a casa. Il Pisa parte per Padova, ma il lieto fine di un film che sta diventando una saga non è ancora stato scritto.


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