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Il Gelato Cutrone, il soprannome 'Pokémon' e gli allenamenti in oratorio: viaggio nel Mondo di Cutrone

| | Storie | Autore: Alberto Trovamala

Parè (Colverde) è un paesello come tanti nel comasco. Confine con la Svizzera a due passi e solita routine. Qui da un paio di mesi però si percepisce una certa frizzantezza. C’è aria di novità. Per capirne la motivazione basterebbe consultare Wikipedia. Scorrete fino in fondo, dove tra le ‘persone legate a Parè’ appaiono due nomi. Il primo è quello di un personaggio di fine ‘700: un certo Giuseppe Leoni. Dicono sia stato un illusionista… ci fidiamo. L’altro è quello di Patrick Cutrone. Questo sì, lo conosciamo. O meglio, ormai lo conoscono tutti. Perché trascinare il Milan a 19 anni è davvero per pochi. Qui l’attaccante del Milan si rifugia nel suo mondo dopo ogni partita ed allenamento, coccolato da papà Pasquale e mamma Eleonora, insieme al fratello Christopher e agli amici di sempre. Protetto da tutto il clamore mediatico che per forza di cose lo circonda. E noi di GianlucaDiMarzio.com in esclusiva andremo a scoprire insieme a voi proprio questo ‘Mondo di Cutrone’ dove Patrick è cresciuto dai primi calci al pallone fino ai gol col Milan.

La Gelateria Arrighi: dove nasce il ‘Gelato Cutrone’


Se esiste una tappa fissa nella vita di Cutrone, Milanello escluso, questa è la Gelateria Arrighi. Ad accoglierci insieme ad una maglia di Cutrone appesa al muro a mo’ di cimelio ecco Ivano che, con la moglie Ivana, negli anni ha servito centinaia di gelati al baby attaccante rossonero: “Conosciamo Patrick da più di 10 anni, l’abbiamo visto crescere. Era piccolino, educato e inquadrato. Crescendo non è cambiato. Ricordo che dopo la scuola scendeva qua davanti al piazzale con la nonna che l’aspettava per il ‘cambio di borsa’: portava a Patrick il borsone da calcio e prendeva lo zaino di scuola. Lui entrava in gelateria, beveva un frappè al cioccolato e aspettava il pulmino del Milan che passava poco dopo. Ripartiva per gli allenamenti senza nemmeno entrare in casa. Una mattina di poco tempo fa era qui a far colazione col suo agente e un bambino di 6/7 anni gli ha chiesto l’autografo sulla maglietta. Patrick era addirittura più emozionato del bambino, quasi imbarazzato! Dopo la partita ancora oggi passa sempre a mangiare il gelato. Il gusto preferito è il variegato alla nutella, ma adora anche il cocco. Ormai il variegato alla nutella è diventato il ‘gelato Cutrone’ – ride, mostrandoci questo gelato speciale -. Qua poi è un covo di milanisti e da questa stagione, grazie a Patrick, sono tornato a seguire il Milan con grande passione. Molta gente entra per chiederci autografi e gadget autografati da lui. Non da altri giocatori del Milan: vogliono solo le firme di Cutrone”.



‘Pokémon’, l’importanza della famiglia e le partitelle in casa: “Ieri ho spaccato tutto”


Nel frattempo, ecco entrare Christopher, il fratellone di Patrick. Quanto si assomigliano! Anche lui, come tutta la famiglia Cutrone, è un cliente abituale del bar gelateria. Tanto che… “Mi scaldi una pizza per favore? Sto morendo di fame!”. Per raccontare il fratellino meglio avere la pancia piena: “Patrick è sempre ‘Pokémon’! Lo chiamiamo così da sempre e anche sul cellulare l’ho salvato così. Tutta ‘colpa’ del soprannome che gli diede nostro zio da piccolo ma… i Pokémon non c’entrano niente, non so come gli sia uscito!”, esordisce con una risata.

“A parte tutto, nonostante questi incredibili mesi, è cambiato poco e niente. È rimasto quel ragazzo allegro, vivace e casinista col sorriso stampato in faccia che ho sempre conosciuto. E, allo stesso modo, ogni tanto è incaz***o col mondo – ride Christopher -, soprattutto quando sbaglia qualche gol, anche in allenamento. Ma è un’incazz***ra positiva: vuole dare sempre di più pensando già a ciò che verrà. Questo atteggiamento piace molto a Mirabelli, gliel’ha ribadito più volte. Fin da piccolo mio fratello voleva stare coi più grandi, ha sempre avuto fame e voglia di spaccare il mondo. Patrick è competitivissimo, poi. Non importa se sia calcio o altro: lui vuole sempre e solo vincere. Guai se non lo fa! E come se la prende quando perde… quasi non gli si può parlare! Anzi, meglio non farlo innervosire ancora di più. Per questo qualche azzuffata da fratelli ce la siamo fatta – ride di nuovo -. Prima non c’era partita essendo io 3 anni più grande ma ora è diventato più grosso di me: meglio non farlo arrabbiare. Sapete che è fortissimo anche a ping pong? È quasi imbattibile. Anche col biliardino non è male ma quando gioca in coppia con nostro cugino Luca contro Lele e Chicco, altri due nostri cugini, non vince praticamente mai. Sono troppo forti. Ma ogni volta è la stessa storia: non ci sta mai a perdere”.



Il calcio è un affare di famiglia a casa Cutrone. Famiglia di attaccanti? Tutt’altro. Papà Pasquale era un difensore “tosto” mentre Christopher fa il portiere. Al contrario di bomber Patrick: “Io gioco in Svizzera a Castello in Seconda Lega. E pensate che 3 o 4 anni fa io e Patrick abbiamo giocato contro in amichevole a Ponte di Legno. Loro erano lì in preparazione, io ero tesserato per l’Olginatese. Patrick era entusiasta e avevamo scommesso una pizza: se segnava pagavo io, se no lui. A metà del secondo tempo ha avuto l’occasione per farmi gol: El Hilali, il suo compagno, si è trovato davanti a me e ha passato la palla a Patrick ma mio fratello non ci è arrivato: sospiro di sollievo e pizza pagata perché alla fine abbiamo vinto noi!”.



Eppure le sfide a pallone tra i due erano all’ordine del giorno fin da piccoli: “Da quando è bambino esiste sempre solo il pallone per Patrick. Dormiva addirittura col pallone. Quando i miei erano fuori per lavoro, a casa nostra Patrick metteva o me o mia nonna in porta e calciava! A dir la verità danni in casa non ce ne sono stati più di tanti: i piedi erano già educati. Ogni tanto giochiamo ancora a casa ma quanto si arrabbia nostra mamma! Spesso poi andavamo al campetto dell’oratorio dove Patrick si metteva ad allenarsi calciando a me oppure si portava i conetti da casa e gli ostacoli da saltare”.

Ora Patrick gioca al Milan, certo. Ma “quanti sacrifici! Ci sono stati momenti difficili ma gli siamo stati sempre vicini. L’abbiamo seguito e incoraggiato da quando giocava all’oratorio fino ad adesso, in tutto e per tutto. Sia quando c’era da sgridarlo sia quando c’era da incoraggiarlo. Ha sempre avuto quel qualcosa in più ma non avrei mai pensato potesse arrivare a certi livelli. Se è arrivato in Serie A deve molto anche al suo agente Donato Orgnoni. Patrick in ogni ambito ha sempre fatto il suo, anche a scuola: nonostante i tanti impegni, se l’è sempre cavata. Si è preso il diploma al Liceo Sportivo, è stato bravo. Merito dell'educazione ricevuta anche grazie ad altre due figure fondamentali tutt'ora per noi: le nostre nonne, Mafalda e Pina. Sempre presenti, quando non c’erano i nostri genitori ci curavano loro. Non solo le nonne ma anche lo zio Franco (chiamato così per la somiglianza ad un comico di Zelig, ndr). Lui, zia Alba e loro figlia, Ilenia, ci hanno sempre seguito”.


Christopher nella vita di tutti i giorni, dopo un periodo lavorativo come operaio, ha deciso di iscriversi ad Economia all’Università ma nonostante lo studio è sempre pronto a supportare e a seguire il fratellino. Che emozioni vederlo protagonista al Milan: “Io e lui abbiamo un carattere diverso. Lui è più tosto, come mio padre. Io sono più tranquillo, come mia madre. Da fratello maggiore gli ho fatto capire che i momenti bui iniziano e finiscono. E lui è stato bravo ad uscirne ogni volta. Aveva questa voglia incredibile di giocare in prima squadra. Vedeva il suo amico Locatelli e voleva essere lì anche lui da protagonista. Ho cercato in ogni modo di tenerlo sul pezzo convincendolo che se avesse continuato a far bene e a segnare, anche e soprattutto in Primavera, il suo momento sarebbe arrivato. E così è stato. Per me il suo primo gol da professionista è stata un’emozione incredibile ma anche l’esordio a Bologna. Preferisco guardare le partite da solo e tranquillo perché so che mi emoziono e… quanto esulto! Quando ieri ha segnato all’ultimo minuto contro il Rijeka ho spaccato tutto – per modo di dire - in un locale a Como coi miei cugini. Sono contento per lui e gli starò vicino da fratello più grande. Lui poi è molto legato al paese, per adesso non ci pensa minimamente ad andare a vivere da solo. Qui a Parè i bambini appena lo vedono gli chiedono l’autografo”.

Per il resto Patrick è un ragazzo come tanti. Fuori dal campo “colleziona le magliette e la più bella che ha è di sicuro quella di Totti. Quando gliel’ha data era esaltatissimo. Poi ovviamente ha la sua dell’esordio in Serie A, quella di Crotone e quella di Lugano. A parte il calcio quando era piccolino era andato a giocare un po’ a tennis e anche ora ogni tanto lo segue. Poi, gli piace l'NBA, ci giocavamo anche alla Play. Per il resto è fissato con gli allenamenti, ha la sua dieta e non sgarra mai a parte nel weekend dopo la partita, quando mangia una pizza con gli amici o coi cugini”.

E riguardo al Milan… “Bonucci se lo coccola, penso abbiano un carattere simile. Nessuno dei due per mentalità molla di un centimetro. Con Locatelli invece sono quasi fratelli ma va d’accordo con tutti”.



Dall’infanzia all’arrabbiatura dopo il gol al Cagliari: “Io invece mi sono commosso”


Insieme a Christopher c’è anche l’amico di sempre, Andrea Tettamanti. “Amici fraterni”, i due. “Fin dall’asilo, da quando avevamo 3 anni, nonostante ci scontrassimo spesso – esordisce Andrea -. Abbiamo due personalità molto diverse, quasi opposte, ma la nostra amicizia è andata sempre in crescendo. Siamo cresciuti l’uno a fianco dell’altro e con lui mi sono sempre trovato alla grande. Da bambini passavamo le giornate col pallone nel mio giardino, tanto che ho costretto mio nonno a costruire una rete a protezione dell’orto perché la palla finiva sempre lì… Poi, giocavamo insieme in attacco anche nella Parediense (la prima squadra di Patrick, ndr): io ala e lui attaccante. Io creavo, lui finalizzava. Poi a volte decideva di spaccare in due l’avversario e partiva da solo”.

Inseparabili anche ora, nonostante tutti gli impegni di Patrick: “Quando è a casa non riesce mai a star fermo e vuole allenarsi sempre. Sempre. Soprattutto nei giorni liberi. E io gli do una mano. Prepariamo insieme gli esercizi, lo seguo. L’ho aiutato anche con lo studio, soprattutto per il diploma: lui studiava e io lo interrogavo. Alla fine ce l’ha fatta: quando prende un impegno, Patrick lo porta sempre a termine!”.



Visibilmente emozionato, Andrea. Orgogliosissimo nel raccontare l'amico di una vita: “Sono contento di stargli accanto, a prescindere dal calcio, nonostante qualche litigio ogni tanto ci scappi ancora… Se non sbaglio l’ultimo è avvenuto qualche tempo fa giocando a biliardino. Ero in porta e ho fatto un errore sul gol. Lui, competitivo com’è, mi ha mandato a quel paese ed io ho fatto lo stesso con lui. Alla fine abbiamo vinto e tutto si è sistematoride -. Per me e per la mia famiglia è un sogno ciò che sta vivendo Patrick, l’abbiamo visto crescere. Quando esordì col Bologna stavo tornando da Roma, ero a vedere gli Internazionali di tennis e ho seguito il match su Sky Go. Invece, dal vivo ‘coi grandi’, l’ho visto per la prima volta a Lugano. Però devo ammettere che quando ha segnato col Cagliari mi sono davvero commosso. Invece lui… Quando è uscito dallo spogliatoio era arrabbiatissimo nonostante il gol e la vittoria. ‘Patrick ma che hai?’. ‘Volevo farne un altro…’. Rende l’idea di come sia Patrick? Per lui il calcio è vita, pensa sempre e solo a quello. Custodisco gelosamente la sua prima maglietta usata in amichevole con la prima squadra, è senza nome dietro ma ha un grandissimo significato”.

Il chierichetto e i richiami della nonna. L’ultima tappa: l’oratorio


Il nostro viaggio è quasi giunto al termine. Prima però obbligatoria un’ultima tappa all’oratorio di Parè, sede preferita degli allenamenti di Patrick aiutato da Andrea. Niente erba o sintetico ma un campo vecchio stile: sassi e ghiaia. Ad aprirci la porta Don Sergio Bianchi: “Non ho tantissimi ricordi personali di Patrick perché sono qui a Parè da 7 anni e mezzo ma il parroco che mi ha preceduto (Don Mario, ndr) mi ha raccontato come Patrick fin dall’asilo fosse sempre col pallone tra i piedi. Crescendo, veniva sempre qui a giocare e la suora non riusciva mai a fermarlo fino a quando arrivava la nonna a richiamarlo: ‘Patrick basta, è ora di andare!’. Da più piccolo ha fatto anche un po’ il chierichetto e recentemente ci siamo visti alla Sagra di San Giovanni. È Un ragazzo riservato ed equilibrato. Qui tutti parlano di Patrick, dai bambini ai più grandi”.



Termina così il nostro viaggio, lasciandoci Parè alle spalle. Quel paesello comasco a due passi dalla Svizzera dove Patrick Cutrone è "sulla bocca di tutti" diventando l'idolo dei bambini che a breve emuleranno i suoi gol. Ma dove allo stesso tempo può continuare la sua crescita in tutta tranquillità, lontano dal clamore mediatico e stra coccolato da famigliari e amici. Tra un 'Gelato Cutrone', la pizza coi cugini e gli allenamenti all'oratorio con l'inseparabile Andrea.


VIDEO SALUTO DI CHI HA VISTO PATRICK CRESCERE:


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