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Data: 25/01/2017 -

"Idolo? Buffon, mi sono anche fatto un tatuaggio in suo onore". Furlan riparte da Monopoli

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"Grazie a tutti, mi avete salvato dalla 'strada'…". Era il 20 maggio del 2016 quando Jacopo Furlan scriveva queste frasi nel suo profilo Instagram. Stagione strepitosa in Lega Pro, conclusa con il riconoscimento di "Miglior giocatore del Lumezzane": un sogno. Furlan si ritrovava finalmente protagonista di un campionato giocato interamente da titolare, dopo una lunga attesa. Risultato? E' stato uno dei migliori portieri della categoria. Poi l'incubo, sei mesi senza quasi mai vedere il campo, la porta che prima si era spalancata sbattuta in faccia, quasi inaccessibile: solo una presenza. Tutto finito? No. Furlan a gennaio ha firmato per il Bari e adesso è ripartito da Monopoli: prima partita e prima porta inviolata e tre punti in cassaforte.

Jacopo, come hai fatto a superare quei momenti? "All'inizio è stato bruttissimo, non avevo mai vissuto una situazione del genere. In quei momenti devi capire cosa ti può aiutare e cosa ti può danneggiare. Attraverso il lavoro con Nicolò Ferrari, il mio manager e i servizi e della società Media Soccer ho trasformato la situazione in positiva, una tappa di crescita, un momento che mi avrebbe permesso di diventare migliore. Mi sono concentrato sui miei obiettivi e ogni giorno dovevo viverlo come se non fosse cambiato niente, con grande entusiasmo. In questo modo il tempo è voltato e mi sono presentato a gennaio nelle migliori condizioni, ancora più forte di prima: ho rafforzato alcune dinamiche mentali, ho incrementato la mia forza fisica e ho migliorato la mia tecnica lavorando il doppio del tempo". Quanto è stata importante la scuola Empoli nella tua crescita? "Fondamentale. Sono cresciuto calcisticamente e sono diventato un portiere in Toscana, con dei preparatori eccellenti. Caratterialmente e mentalmente mi sono invece 'creato' da solo, entrando nel professionismo che è un altro mondo".

Ad appena 17 anni facevi già parte della prima squadra: pentito di essere andato via? "Bellissima esperienza, anche se è stata dura perché la squadra si salvò dalla Lega Pro solo all'ultimo minuto dei play-out. Sapevo che sarei dovuto andare a fare esperienza, a misurarmi con responsabilità vere, perché a Empoli ero troppo 'coccolato'. Probabilmente la scelta di Viareggio non si è rivelata quella giusta, ma anche quell'esperienza mi ha fatto diventare il portiere e la persona che sono adesso. A Empoli legai molto con i portieri Dossena e Pelagotti, con loro chiaramente c'era un rapporto più stretto. Poi c'erano i senatori come Davide Moro, Maccarone, Tavano, Stovini... s'imparava anche solo osservandoli".

Tu hai iniziato in Friuli, ma l'Udinese non ti notò mai, come è possibile? "Più che comprensibile, ero troppo piccolo. Sono nato in Friuli e ho fatto le giovanili nell'Aquila di Spilimbergo, il paese dove sono cresciuto: sono rimasto fino agli esordienti. Poi sono andato al Donatello di Udine, la società attualmente gestita da Antonio Di Natale. La mia famiglia si è poi trasferita in Toscana e ho dovuto ricominciare. Ho fatto un anno nel Margine Coperta e poi sono andato subito a Empoli ed ero felicissimo. Si tratta di uno dei settori giovanili più forti e competenti d'Italia, che dà ai giovani l'opportunità di crescere bene: la scelta giusta".

Squadra del cuore e modello? "La mia squadra del cuore è il Milan, ma il mio modello gioca nella Juventus. Sarà scontato ma mi ispiro a Gigi Buffon e non solo per quello che fa in campo. E' un leader indiscusso e ha un carisma incredibile: è fenomenale. Il mio punto di riferimento per quello che voglio diventare non può che essere Gigi. Ha fatto una carriera straordinaria e per me chi vuole trarre il 100% dal ruolo deve studiare Buffon. Ho anche un tatuaggio in onore di Gigi". So che non è l'unico tatuaggio... :"Quello che sta rispecchiando la mia vita calcistica ce l'ho nella parte destra del petto, 'per aspera ad astra', detto latino che significa che per raggiungere i propri obiettivi ci sono mille difficoltà da passare, ma alla fine con sacrifici e determinazione si riesce sempre a raggiungere la meta".

Tra i tuoi segreti ci sono anche tre persone speciali, vero?"Mi piace passare molto tempo con tre amici fraterni, Carlo, Arturo e Cristian,ma il segreto più grande è un rapporto profondissimo con la mia famiglia. Devo veramente tanto a loro". Cosa non rifaresti? "Forse non andrei a Viareggio. Purtroppo mi sono trovato di fronte un portiere come Gazzoli che era veramente fortissimo, il numero uno, il portiere più forte della Lega Pro in quegli anni. Sono stato indirizzato lì per questioni logistiche. Primo anno tra i professionisti, vicino casa, tutto bello. Ma avrei dovuto valutare anche chi mi trovavo di fronte. Comunque, come detto prima, è un esperienza che mi ha fatto crescere e mi ha aiutato a migliore molto. E' l'unico tassello che cambierei, ma alla stesso tempo è stato importante".

Cosa ti aspetti dal 2017? "Solamente avere la possibilità di essere me stesso e di raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissato, che sono belli e importanti". In bocca al lupo Jacopo.



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