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"Giampaolo che allenatore, quel no di Mustafi. Albania? Il vento è cambiato": De Biasi in visita alla Sampdoria

| | Interviste | Autore: Marco Bovicelli

Meno tre alla sfida del Ferraris con l'Empoli, e Sampdoria che a Bogliasco continua la preparazione in vista della prima gara del girone di ritorno contro l'ex Maccarone e compagni. Spettatore d'eccezione, ormai da un paio di giorni, a bordo campo al Mugnaini il commissario tecnico dell'Albania Gianni De Biasi. "Il motivo della visita? Giampaolo è un bravissimo allenatore e noi dob­biamo sempre tenerci aggiornati guardando quelli bravi. - racconta De Biasi all'uscita del centro sportivo a gianlucadimarzio.com - E poi Carlo (il ds Osti, ndr) è un amico (e concittadino di Vittorio Veneto, ndr), non è la prima volta che passo da qui". Tra le tappe al Mugnaini, "quella di tre anni fa per convincere Mustafi a venire a giocare con l'Albania - il difensore tedesco di origine albanese scelse poi la Germania - In quel caso andò male per me ma direi benissimo per lui, visto che ha vinto il Mondiale con la Germania " sorride De Biasi. "Scherzi a parte, nato e cresciuto in Germania Shkodran si sentiva proprio tedesco", sempre più albanesi cresciuti all'estero però ora stanno scegliendo di vestire la maglia della selezione albanese. Anche grazie "ai risultati ottenuti in questi anni, il vento sta cambiando: sono sempre di più i talenti albanesi nati all’estero che si fanno vivi perché vogliono giocare con noi".

Sicuramente una grandissima soddisfazione "per me che ormai mi sento parte del popolo e della cultura albanese, so quanto questa terra meriti il meglio dei suoi frutti". Per puntare a Russia 2018? "È il nostro sogno, in sa­lita visto che abbiamo giusto due squadrette come Italia e Spagna nel girone - sorride De Biasi - ma non bisogna smettere di so­gnare". Anche per i tanti tifosi albanesi presenti in Liguria. "Sono milioni e devono sapere che non lavoria­mo ad altro che questo sogno". Sul momento della sua Albania, che a marzo sfiderà l’Italia. "Il nostro movimento sta crescendo e i talenti non mancano, uno giovanissimo ha esordito l'altra sera nell’Atletico Madrid (Keidi Bare, centro­campista classe '97): ora dobbiamo solo continuare a lavorare come abbiamo fatto per gli Europei, senza mai pensare di essere diventati troppo bravi". "Un talento da consigliare alla Sampdoria? Non hanno bisogno delle mie indicazioni, da quello che sto vedendo mi pare che la rosa sia già ottima. Chi mi ha colpito di più? Nomi non ve ne faccio - sorride il CT - , ma li ho fatti a Carlo (Osti, ndr) e vi posso dire che 3 o 4 giocatori che conoscevo poco mi hanno davvero impressionato. Ho chiesto a Giampaolo di poter seguire qualche allenamento e in questi giorni ho trovato conferma di quanto sapevo già: c'è grande intensità, grande lavoro di gruppo, si ve­de la mano dell'allenatore. Si è vista anche sabato al San Paolo, la Samp non meritava di perdere".

Dai ragazzi di Giampaolo alle squadre in lotta per le posizioni più alte della classifica. "La Juve è ancora la squadra da battere. Subito dietro? Ad oggi vedo la Roma, e anche il Napoli. Tutto poi dipende dagli impegni extra campionato". Europa League per la Roma e "un'amichevole da nulla col Real - scherza De Biasi - per il Napoli. Partita che sicuramente non è già chiusa, è una gara difficile che il Napoli cercherà di affrontare al meglio, c'è da sperare che il Real non arrivi al 100% della condizione". Dal calcio giocato al calciomercato. "Rincon, Pavoletti e Gagliardini sono stati i primi colpi di mercato messi a segno da chi aveva la possibilità di muoversi già: Juventus, Napoli e Inter lo hanno fatto molto bene. Gli altri credo aspetteranno gli ultimi 'saldi di mercato' per cercare di spendere il meno possibile e raggiungere ugualmente gli obiettivi che hanno già in testa". Prima dei saluti, tornando alla sua Albania, un pensiero sulla riforma del Mondiale dal 2026 a 48 squadre. "Sto dalla parte delle piccole, è sicuramente una possibilità in più e ovviamente sono contento. Islanda, Galles e anche la mia Albania agli Europei hanno dimostrato di potercela giocare, l'unica cosa che ci sia un format studiato bene come potrebbe essere quello dell'Europeo in Inghilterra, dove si giocherà in tredici città diverse. Format che riduca i tempi di attesa con un’organizzazio­ne equilibrata che non penalizzi nessuno. Agli Europei noi l’ultima partita l’abbiamo gio­cata il lunedì e altri il giovedì, c’è stato troppo tempo in mezzo per ren­dersi conto di cosa cambiava in base al risultato. Così non va, serve equilibrio e giustizia, la contemporaneità è fondamentale".

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