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Dalla Champions League col Milan ad allenatore di bambini, la parabola del ventottenne Alex Guerci: "Ronaldo il mio idolo, incredibile potersi allenare con lui"

| Interviste | Autore: Edoardo Marcarini

Lo vedi lì, a sinistra. Foto in bianco e nero, la realtà, però, era fatta di rosso e nero. Il Milan nel cuore perchè: "Anche se non nasci milanista, diventi tifoso dopo anni a indossare quei colori". Già, i colori, una vita di sfumature di grigio su sfondo rossonero. Protagonista, Alex Guerci.

Ma chi è, Alex Guerci? Trafila proprio nel Milan, qualche convocazione, qualche panchina, l'esordio in A, la Champions League del 2007. E fin qui, la parabola è ascendente. Punto più alto di una carriera che oggi, a 28 anni, è in stand-by. Ennesimo infortunio, ennesima sosta di una vita a singhiozzo. "Due o tre grossi avvenimenti hanno condizionato la mia carriera. Dopo questa serie di tribune e panchine con la prima squadra, con anche l'esordio, ho perso il mio primo treno: un incidente in auto". Otto mesi di stop, un'eternità se di anni ne hai 18 anni e sei lì che vuoi emergere. "Anche perchè poi arranchi, una volta persa la cresta dell'onda" aggiunge Alex ai microfoni di gianlucadimarzio.com.

Tempo di sorridere, però, quando Alex pensa al Milan 2006/2007. Ricordi: "All'esterno non c'era una bella atmosfera ma il gruppo era molto coeso, unito. Quindi in pochi si aspettavano la vittoria della Champions League, ma chi conosce questi uomini, più che calciatori, non si è stupito". Uomini, parola scandita, sottolineata, a rendere ancor più concreta la sensazione di 'mito' che si ha (e si aveva) intorno a quella rosa: "Il gruppo italiano viveva come una cosa sola e trascinava tutti. Ognuno di loro ha un carisma esagerato e una grandissima umiltà".

Il rossonero sbiadisce, il grigio diventa padrone della carriera di Alex: "Dopo i rossoneri sono tornato vicino a casa, al Pergocrema". Nato in provincia di Cremona, il post-Milan di Guerci sarà per diverse stagioni a Crema: "Tanti infortuni, poi sei mesi a Lecco e ancora un infortunio. Sono tornato a Crema, abbiamo vinto la Serie D". Poi cambiamenti su cambiamenti, tonalità che non si modifica, resta lì immobile: nuova squadra, infortunio, nuova squadra, infortunio. una cadenza costante, spada di Damocle per la carriera di Alex.


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Idolo? "Ronaldo, sono cresciuto col suo mito, e trovarmelo in allenamento da un giorno all'altro è stato qualcosa di incredibile, nonostante non fosse più il Ronaldo dei bei tempi". Il Fenomeno e...il Maestro: "Pirlo era un tipo particolare, stava molto sulle sue ma nello stesso momento ne pensava e combinava di tutti i colori, soprattutto a Nesta e Gattuso". Due talenti in campo e uno in panchina: "Ancelotti l'ho conosciuto bene anche come uomo, visto che giocavo con suo figlio Davide, oltre che come allenatore. Se arrivi a quei livelli devi sicuramente essere una gran persona e lui, decisamente, lo è. Ci diceva sempre che fosse stato per lui avrebbe fatto giocare sempre noi giovani, ma il Milan a quei tempi aveva 50mila abbonati".

"Con il gruppo degli italiani aveva un grandissimo rapporto. Ovvio che io vivendola da giovane vedevo la cosa un po' in disparte, però quando il gruppo si ritrovava in situazioni extra campo il mister c'era sempre". Pillole di un Milan che non c'è più: "La società forse doveva impostare diversamente il lavoro, non c'è stato quel ricambio generazionale che andava invece costruito nel tempo. La Juventus, invece, adesso sta cercando di fare questa modifica in modo meno traumatico rispetto ai rossoneri".


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Una vita ad inseguire un pallone, una vita a recuperare da infortuni vari. Grigio che si affievola quando si parla dei 'suoi' bambini: "Mi piace allenare, l'avevo già fatto ai tempi di Seriate. Ora sono qui, a Genivolta in provincia di Cremona, che alleno questi ragazzi dell'Aurora Solregina. Mi sono preso un impegno compatibile col 'mio' calcio, perchè dopo l'ultimo ko sono quasi pronto e voglio trovare ben presto una squadra. Mi alleno tre volte al giorno, sto valutando delle situazioni valide, ci sono mille cose da considerare anche perchè la mia compagna lavora qui vicino e non voglio allontanarmi troppo".

Due 'calci' diversi nella sua vita, il sogno da professionista che ancora è ben fisso in mente, contrapposto a quello 'limpido' dei ragazzini: "Mi piace vedere questi bambini che inseguono una palla solo per divertirsi, senza un ritorno economico. Magari quando smetterò, farò l'allenatore per davvero ma sempre in una realtà amatoriale, senza troppi impegni". Perchè Alex è così, umile, vero, sincero. E con la passione per la pesca: "Appena posso vado a pescare, è capitato anche con tanti compagni di squadra. Partivamo la mattina e andavamo via tre o quattro ore". Una pausa dal calcio, forzata, Alex se l'è presa in questi cinque mesi dopo l'esperienza alla Massese in Serie D e l'ennesimo ko. Adesso si dedica ai bambini, senza dimenticare però il 'suo' pallone. La tenacia c'è e si scontra con la sfortuna dopo un altro infortunio. Sfumatura, ancora, di un grigio cupo su una carriera che poteva essere diversa.

Senza quell'incidente, chissà, ma Alex non si guarda indietro. Lotta con se stesso, si allena tre volte al giorno e aspetta la chiamata giusta per ripartire. Per l'ennesima volta, sperando di scacciare i demoni di una serie di problemi fisici che lo tormentano da dieci anni, sperando di riaccendere quei colori rossoneri sbiaditi col tempo ma indelebili nella testa. Tifoso ed ex giocatore del Milan, con il calcio fisso in testa: questo è Alex Guerci.

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