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Dai margini all'inamovibilità a pochi km di distanza, Brivio si racconta: "Il litigio con Juric? Tutto falso. Il Papu mi soprannominò 'gordo': vi spiego perchè"

| | Interviste | Autore: Alberto Trovamala

Ritrovare la felicità a pochi km di distanza. Il sorriso. Come quando “all’Atalanta il 'Papu' e gli altri argentini mi soprannominarono ‘Gordo’ perché mi piaceva mangiare di tutto! Stavo spesso con gli argentini e a fine stagione organizzavamo l’asado coi vari Papu Gomez, Danis, Paletta, Scaloni e Maxi Moralez. Un’usanza che ho ritrovato poi anche al Genoa con Burdisso”. Ma soprattutto la continuità, il piacere di giocare a calcio. Da Genova a Chiavari: la nuova vita di Davide Brivio. Attenzione: il calciatore, non il team manager della Suzuki. Omonimi, i due. Tanto che sul web quando cerchi uno, spunta puntualmente l’altro. Ma con due mestieri completamente opposti. “Mi piacerebbe conoscerlo… Davide Brivio! I miei amici ogni tanto mi prendono in giro: ‘Ma tu sei quello della Moto Gp?’. Eppure non sono un grande appassionato anche se prima la seguivo un po’ di più soprattutto per Valentino Rossi”.

Ora, all’Entella, il Davide calciatore è tornato a fare per davvero il suo mestiere. 0 minuti la scorsa stagione al Genoa, titolarissimo nei ‘Diavoli neri’ di Castorina: già 4 presenze, 360’ giocati. Davide senza pallone proprio non riusciva a stare. Anzi, non ci è mai riuscito. “Ho la passione per il calcio fin da quando ero bambino. I miei genitori dicono che rompevo sempre tutto col pallone… Poi a 8 anni entrai a far parte del settore giovanile dell’Atalanta. A quei tempi il mio idolo era Maldini poi, crescendo, mi sono appassionato a giocatori come Maicon, Marcelo e Dani Alves”. Con lui in campo 3 vittorie ed un pareggio per i biancocelesti, ora noni a quota 12. Scaramanzia a parte, tanta roba. Arrivato nell’ultimo giorno di mercato, si è preso la fascia sinistra e non l’ha più mollata. “Dopo quanto accaduto al Genoa avevo la consapevolezza di dover ripartire da zero – ha dichiarato il terzino sinistro classe '88 in esclusiva per GianlucaDiMarzio.com -. Logicamente quanto è accaduto la scorsa stagione non me l’aspettavo ma non è assolutamente vero che litigai con Juric. Furono semplicemente scelte sue, tutto qua. Non ho mai avuto la possibilità di scendere in campo ma si vede che doveva andare così nonostante mi fossi sempre allenato. Di certo non è stata un’esperienza facile da vivere ma ora penso solo a far bene e guardare avanti. Ho voluto fortemente l’Entella per rimettermi in gioco e far bene dopo la scorsa stagione. Voglio ritrovarmi. Ora sono sereno e felice”.

Ambientatosi benissimo: La società chiede ai calciatori residenti nelle vicinanze di trasferirsi ugualmente a Chiavari per migliorare l’ambientamento ma l’avrei fatto ugualmente. Si sta davvero alla grande qui: una città a misura d’uomo. Ho trovato bravissimi ragazzi ma soprattutto un grande gruppo unito. Si vede anche in campo dove abbiamo intrapreso la strada giusta e noto continui miglioramenti. Dobbiamo continuare così!”. Ha ritrovato anche il gol, domenica scorsa contro il Brescia. Non segnava dal 23 febbraio 2014 (ai tempi dell’Atalanta contro l’Udinese, ndr). “Non dico che il gol dico è stata una liberazione ma ho provato grande gioia, quello sì. Voglio far bene e dimostrare chi sono. Avevo avuto qualche richiesta dalla Serie A ma nessuna di queste società si è mai decisa fino in fondo continuando a rimandare la decisione. Alla fine è arrivata l’Entella, il club che mi ha voluto più di tutti tanto da sistemare ogni dettagli in un giorno. Però chissà che con la Serie A sia solo un arrivederci se dovessi far bene qua…”.

Sognando di vivere altre esperienze in A come ai tempi di Lecce e Atalanta: “Quella di Lecce fu un’esperienza fantastica, la prima in Serie A, anche se alla fine retrocedemmo dopo un finale di stagione strepitoso. C’era un gruppo unitissimo con tanti sudamericani sempre pronti a far festa ma sempre senza esagerare: Muriel, Cuadrado e non solo. Ci divertivamo. E che giocatori! L’altra piazza che ho nel cuore è l’Atalanta, sono cresciuto lì. A Bergamo in campo giocavo dietro a Bonaventura: un ragazzo tranquillo e genuino che al Milan è riuscito a mettere in mostra tutta la sua qualità. Mi sento ancora spesso col Papu, un vero amico per me. Si merita tutto ciò che sta ottenendo, sono davvero contento per lui”.

Nel frattempo, Brivio si gode la serenità ritrovata. In campo, perché fuori non è mai mancata. “Sono sempre stato un tipo molto tranquillo che si dedica alla famiglia. Trascorro molto tempo con mio figlio Tommaso. Al di fuori della famiglia adoro cenare con gli amici al ristorante. Mi piace molto il sushi ma mangio davvero di tutto. Per il resto, ascolto moltissima musica, in particolare Hip Hop e R&B, e mi piace seguire la moda anche se non ho un vero e proprio stilista preferito”. Un ultimo sorriso prima dei saluti, quello ritrovato da Davide Brivio. A Chiavari, all’Entella. Giusto qualche km più in là di Genova.

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