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Bonifazi e la sua Spal fatta di sorrisi, scherzi e gol: "Il segreto è non perdere lo spirito da bambini"

| | Interviste | Autore: Bruno Majorano

L'errore più grosso che si possa commettere con Kevin Bonifazi è quello di fermarsi a quanto c'è scritto sulla sua carta di identità. Nato il 19 maggio del 1996, ovvero quasi 21 anni Un ragazzino, penserebbe qualcuno, ma poi basta vederlo 5' in campo e ascoltarlo parlare per 10' per capire che il carattere e il carisma sono quelli dell'uomo maturo. "Nello spogliatoio mi faccio sentire - racconta a gianlucadimarzio.com - nonostante l'età. Non è solo questione di prestazioni, ma ho imparato ad avere i tempi e i modi giusti per guadagnare il rispetto da parte dei miei compagni".

Parla da leader, ma senza alzare la cresta. Al massimo qualche tatuaggio. In campo si fa rispettare e in serie B l'hanno capito subito gli attaccanti che sono passati dalle sue parti. Su tutti l'ha capito Leonardo Semplici che da quando l'ha piazzato al centro della difesa della sua Spal ha trovato la quadratura del cerchio. "Non per forza bisogna stare sempre sul pezzo o non ridere, per vincere. Sono falsi miti legati al calcio che non servono. Abbiamo vinto il campionato facendo la vita più serena possibile. Sorridere, giocare a calciotennis e non farsi mai mancare una battuta. Abbiamo lavorato tanto ma sempre con lo spirito da bambini". Ecco perché il divertimento non poteva mai mancare. "Play station e ping pong al primo posto. Ma con Vicari, Costa e Antenucci non perdiamo mai l'occasione per andare a infastidire tutti. Costa senza di me non riesce a stare, il mister ha provato a separarci ma lui fa sempre finta di andare in un altra stanza e poi viene da me".

Due bambini, verrebbe da pensare, ma tutti protagonisti di una promozione che resterà per sempre nella loro memoria. "Non c'è stata una partita in particolare nella quale abbiamo realizzato di potercela fare. Verso la fine, abbiamo capito che il distacco dalle altre era importante Quando non stai bene e vinci capisci che puoi fare bene e lo abbiamo imparato sulla nostra stessa pelle in gare come quella vinta con il Novara in casa".

Bonifazi al centro della difesa e Meret alle sue spalle, l'asse difensivo sul quale si è costruita la solidità della Spal. "Alex è un grande, in campo e fuori. A Ferrara lo chiamano "Muret" perché veramente è un muro insuperabile". Se la cava, e bene, anche Kevin che condivide tutto nel gruppo su Whatsapp con il fratello, mamma e papà e che negli anni ha cambiato più di un poster nella sua cameretta. "Quando ero piccolo amavo Ibra perché lo ammiravo per la sua potenza fisica. Poi crescendo ho imparato a osservare i difensori e ora mi piacciono Sergio Ramos e Bonucci". Due difensori con il vizio del gol, una caratteristica che ha anche Bonifazi, che in stagione ha segnato 3 volte, niente male per un difensore centrale. Per questo, e non solo, il Torino - proprietario del suo cartellino - pensa seriamente di riportarlo alla base. "Il Torino è una grande società ha un tifo da top club, sono felicissimo di poter tornare lì e giocarmi le mie carte, ma se non verrò preso in considerazione sarò altrettanto felice di tornare qui perché la Spal mi ha dato tanto e questa stagione credo che mi abbia davvero cambiato la carriera". A partire da giugno quando potrebbe arrivare anche la chiamata da parte di Di Biagio per l'Europeo Under 21. Ma questa un'altra storia...

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