Menu CalciomercatoNews CalcioInterviste e StorieConsapevolezzeCaffè Di Marzio
Contatti Mobile
I principali giocatori in scadenza a giugno 2026: da Lewandowski a Salah
I principali giocatori in scadenza a giugno 2026: da Lewandowski a Salah
La stagione 2025-26 è ormai giunta al termine e il 30 giugno è sempre più vicino, data che coincide con la scadenza di numerosi contratti. Senza un accordo per il rinnovo, i giocatori coinvolti saranno liberi di firmare un contratto con un nuovo club a parametro zero. I BIG - Alla fine di questa stagione si libereranno diversi top player di alcuni dei club più prestigiosi d’Europa. Tra i nomi illustri c’è quello di Robert Lewandowski che, dopo quattro stagioni e 120 gol con il Barcellona, potrebbe approdare in Saudi Pro League o in MLS. Mohamed Salah e Bernardo Silva hanno salutato i rispettivi club, Liverpool e Manchester City, dopo nove stagioni ricche di successi e trofei. L'egiziano viene spesso accostato all'Arabia Saudita.  Sempre dalla Premier League figurano anche Casemiro, Stones, Konaté e Robertson, quest’ultimo in direzione Tottenham dopo il tentativo della Juventus. Leon Goretzka e Dani Carvajal completano il gruppo dei profili di maggior rilevanza a fine contratto. GLI ESPERTI - Il 30 giugno sarà il momento dell’addio di diversi giocatori di grande esperienza che, nonostante la carta d’identità, rappresentano ancora profili affidabili. Thiago Silva, 42 anni a settembre, è nuovamente sul mercato dopo la parentesi di sei mesi al Porto. Fabinho e Brozovic, conclusa l’esperienza in Saudi Pro League, sono pronti a rientrare in Europa. Dalla Serie A, invece, dopo il 30 giugno, saranno liberi Francesco Acerbi, Matteo Darmian, Raul Albiol, Pedro e Luka Modric. IN SERIE A - Tra i casi più delicati del campionato italiano, c’è sicuramente Dusan Vlahovic: l’attaccante è in scadenza con la Juventus ma è ancora incerto sul proprio futuro. Filip Kostic, invece, lascerà certamente i bianconeri. La volontà della Roma è di rinnovare Dybala, Pellegrini e Celik, tutti e tre con il contratto fino al 30 giugno 2026. Stephan El Shaarawy, invece, ha già salutato i giallorossi con il gol contro il Verona che ha assicurato la  qualificazione alla prossima Champions League. Malinovskyi ha detto addio al Genoa dopo tre stagioni, mentre Junior Messias potrebbe restare in rossoblù nonostante il contratto in scadenza. Jamie Vardy saluterà la Cremonese dopo la retrocessione: l’inglese aveva firmato un contratto di un solo anno la scorsa estate. Situazione simile per Belotti che si era legato al Cagliari per una stagione. Sono in scadenza anche Sead Kolasinac, Berat Djimsiti e Marten De Roon dell'Atalanta. GLI ALTRI NOMI - Gli altri profili che si libereranno a parametro zero sono Raphaël Guerreiro, che ha già annunciato l’addio al Bayern Monaco, e Julian Brandt del Borussia Dortmund. In Germania sono in uscita dopo non aver rinnovato con i propri club Xaver Schlager del Lipsia e Diogo Leite dell’Union Berlino. Dalla Premier League arrivano anche altre possibili occasioni come Marcos Senesi, Harry Wilson, Yves Bissouma e Daichi Kamada. Per il reparto difensivo ci sono invece Tomiyasu, Zinchenko e Christensen. Franck Kessié, dopo tre stagioni con l’Al-Ahli, sarà libero dal 30 giugno, così come Oscar Mingueza del Celta Vigo che potrà scegliere una nuova destinazione.
Florentino Perez: "Vini e Mbappé incompatibili? Sciocchezze. Alcuni hanno creato un'atmosfera negativa"
Florentino Perez: "Vini e Mbappé incompatibili? Sciocchezze. Alcuni hanno creato un'atmosfera negativa"
Le elezioni, il rapporto Vinicius-Mbappé e Mourinho: Florentino Pérez ha rilasciato una lunga intervista a El Pais, facendo il punto sul club blanco. Il numero uno del Real Madrid ha iniziato dalle imminenti elezioni, convocate per il prossimo 7 giugno, in cui Perez sfiderà Enrique Riquelme per la corsa alla presidenza. "Nell'ultimo anno ho rilevato manovre sempre più organizzate tra questa candidatura - di Enrique Riquelme - e alcuni mezzi di comunicazione. Si stava creando un clima orribile tra i soci" ha detto l'attuale numero uno del club. "Quando ho visto la candidatura, mi sono detto: “Cavolo, sono gli stessi di Calderón, quando ha dovuto dimettersi nel 2009”. Sono passati molti anni e sono ancora lì. Allora dico: basta, elezioni, che si presenti chi vuole". IL RAPPORTO VINI-MBAPPÉ - Pérez ha commentato anche la presunta incompatibilità di Mbappé e Vinicius. "È una sciocchezza. Sono i due migliori al mondo. Vinicius ci ha fatto vincere due Champions League. L'idea che si possa vincere una Champions League ogni anno è folle: nessuno è mai riuscito a vincerne sei in dieci anni". Al brasiliano resta un anno di contratto e non ha ancora rinnovato. A riguardo, il presidente ha detto: "C'è tempo. Mi piacerebbe che restasse per sempre. Ci ha fatto vincere le ultime due Champions League ed è molto legato al club. Sai chi non lo ama? Quelli che non tifano per il Real Madrid". Pérez ha sottolineato: non è una questione di denaro. "Si dice che chieda molti soldi, ma è una bugia." Lo spagnolo ha commentato anche un ipotetico addio di Vini: "Se non vuole stare al Real Madrid e vuole firmare con un'altra squadra, sarà libero di farlo. Non lo costringerò a nulla. E nemmeno i soldi saranno la cosa più importante, non lo sono mai stati". SU MBAPPÉ - Florentino Pérez si è soffermato anche su Kylian Mbappé e sulle critiche subite in questa stagione: "Il vero tifoso del Real Madrid deve difendere i propri giocatori. E se un giorno gioca male, bisogna sostenerlo. Quest’anno alcuni hanno creato un’atmosfera molto negativa".  E ancora: "Mbappé ha giocato in una posizione diversa da quella in cui giocava al PSG. Anche questo lo ha un po' destabilizzato. Correggeremo tutte le cose che riteniamo di non aver fatto bene. Abbiamo ottimi giocatori e ne arriveranno altri. Non bisogna dare la colpa né agli allenatori né ai giocatori".  MOURINHO - Su José Mourinho, Perez ha detto: "È un grande allenatore. Lo conosco, e lui conosce il Real Madrid e i giocatori, ma ce ne sono molti altri. Ci ha dato una competitività incredibile. Ma io non ho parlato con lui". Il Presidente del Madrid ha parlato anche dello spogliatoio e delle voci che dipingono un clima non più sano con un tempo: "Ma se sono tutti sanissimi. Sono gli stessi di sempre e sono amici". Perez ha alluso anche al caso Tchouameni-Valverde: "Se durante gli allenamenti uno calpesta l'altro e si arrabbiano, non bisogna ingigantire la cosa. Qualcuno dice: “Il problema è che litigano”. No, il problema è chi lo fa trapelare. L'atmosfera è perfetta. Solo alcuni malintenzionati lo raccontano e li abbiamo individuati". E poi ha aggiunto: "Tchouameni e Valverde resteranno sicuramente". CASO NEGREIRA - Nell'intervista, Pérez ha parlato anche del "caso Negreira", lo scandalo arbitrale in cui è stato coinvolto il Barcellona. A riguardo, il presidente dei Blancos ha detto: "Quando l'istruttore della UEFA vedrà la nostra documentazione, non so quale sanzione potranno infliggere, ma non ho mai visto nulla di più grave di questo nella storia del calcio. Una corruzione sistematica. Il mondo del calcio si aspetta che la giustizia sportiva sia severa nel caso Negreira. Pagavano il vicepresidente degli arbitri, e ancora oggi continuano ad arbitrare gli stessi". Due anni fa, il Presidente dei Blancos aveva dichiarato che il Real Madrid e il Barcellona dovrebbero aiutarsi a vicenda. Alla domanda se ripeterebbe tale affermazione, lo spagnolo ha risposto: "Se il Barça fosse un club normale, perché non dovremmo aiutarci? Ma quando vieni a sapere che da vent’anni pagano il vicepresidente degli arbitri… Quel giorno ho cambiato idea e sono stato il primo a presentarmi. Non sono più tornato al Camp Nou. Non mi fermerò finché la questione non sarà chiarita. E la Federazione? E LaLiga? Che cosa hanno fatto? Niente". LA PRESIDENZA - Florentino Perez si è concentrato sul tema elezioni. Cosa cambierebbe in caso di vittoria? "Se dovessi vincere in linea di principio, non cambia nulla, ma ci saranno cose da chiarire. Come sapete, intendo cedere la proprietà economica ai 100.000 soci. Essere del Real Madrid non sarà più solo una questione sentimentale, come finora, ma significherà anche essere proprietario del club, a vita", ha dichiarato. "Diciamo che potrebbe trattarsi più di una questione di immagine, di associarsi a un marchio come il Real Madrid. Ma saranno il 95% dei soci a continuare a decidere" ha sottolineato il presidente, che ha agginuto: "Non mi darò pace finché non riuscirò a far sì che il patrimonio economico del club appartenga ai suoi soci. Non sarà di qualcuno che passa di lì, che non ha soldi e che è capace di chiedere un prestito a tassi da usura per impossessarsi del Real Madrid". LA RISPOSTA A RIQUELME - Il numero uno del Real non ha risparmiato critiche a Riquelme: "L'altra candidatura è un sindacato di interessi, di quelli che si intrufolavano nelle assemblee senza essere soci e votavano". Il rapporto tra i due candidati alla presidenza non è dei più pacifici. Come riportato da El Pais, negli scorsi giorni Riquelme ha collegato alcuni familiari di Pérez alle operazioni del Real Madrid. "Sono qui da 26 anni, meno tre. Nessuno può dubitare di me" ha risposto. "Non ho bisogno di soldi. E li ho messi a disposizione del Real Madrid, come nella prima fase, quando nemmeno i giocatori venivano pagati e io ho garantito per 147 milioni. Tutti sono stati pagati" Il discorso è proseguito su Riquelme, che ha promesso di costruire una Città dei Soci a Valdebebas. A riguardo, Pérez ha tuonato: "Tutto quello che dicono è di un populismo assurdo. È come se lei avesse un terreno che vale 1.000 milioni sulla Castellana e volesse metterci delle altalene... Quel patrimonio l'abbiamo acquistato 25 anni fa per fare qualcosa di grande e realizzeremo un centro tecnologico, come la Silicon Valley". Il candidato alla presidenza, inoltre, ha promesso 10.000 nuovi abbonamenti. Sul tema, il presidente ha detto: "Ci sono molti soci che vogliono l’abbonamento. Ne abbiamo recuperati 2.000 dal mercato secondario. Quella è una mafia. Ci sono abbonati che cedono l’abbonamento a queste organizzazioni e io porrò fine a tutto questo. E li darò ai soci". LA STORIA - Dal punto di vista sportivo, Pérez proseguirà sulla linea tracciata negli oltre 20 anni di presidenza: " Con me, giocheranno sempre i migliori. Sono arrivato con Figo, Zidane, Ronaldo, Beckham, Cristiano, Kaká, Benzema e così via fino agli ultimi. Chiunque abbia talento vuole venire". E infine, il discorso si è spostato sulla stagione deludente del Real. Secondo il presidente, la colpa dell'annata negativa è del Mondiale per club. "Ci ha ucciso. Non abbiamo fatto la preparazione e dopo tre mesi avevamo 28 infortunati. È un'esperienza da cui imparare. Voglio partecipare al Mondiale, ma non a costo di sacrificare una stagione. Non si possono incolpare i due allenatori", ha concluso Florentin Pérez.
Scontri a Parigi dopo la finale di Champions League: un morto e 200 feriti
Scontri a Parigi dopo la finale di Champions League: un morto e 200 feriti
Si registra anche un morto dopo i violenti scontri a Parigi. Nella notte tra il 30 e il 31 maggio oltre 200 persone sono rimaste ferite durante i festeggiamenti per la vittoria del Paris Saint-Germain in Champions League. Stando a quanto riportato da LaPresse, la procura di Parigi ha riferito che verso l'1.10 si è verificato un incidente stradale mortale: secondo due testimoni, il conducente di una moto da cross si è scontrato con dei blocchi di cemento all'altezza di uno svincolo di uscita della tangenziale esterna in direzione Porte Maillot.  Sempre secondo la procura della capitale, nelle ore successive un'altra persona è rimasta gravemente ferita nel 16° arrondissement. Come riporta LaPresse, alcune persone hanno segnalato un tentativo di omicidio volontario da parte di quattro individui armati di coltello. Come riferito da Adnkronos, tra i feriti ci sono anche 57 agenti. LA RICOSTRUZIONE - La vittoria del PSG in Champions League è stata segnata dalla notte di scontri e violenze. Secondo Adnkronos, nel corso della notte si sono registrati blocchi stradali, lancio di oggetti e tentativi di intrusione sulla tangenziale parigina.. Secondo quanto riporta Sky, sono 780 le persone fermate, di cui 457 trattenute in stato di detenzione. Sul tema è intervenuto anche il ministro dell'interno francese Laurent Nunez, che ha condannato gli atti vandalici: "La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Qualche individuo, e non si tratta di tifosi del PSG, ma è gente che neppure guarda le partite, è uscita per creare incidenti e disordini. Noi siamo qui per impedirglielo. Non tollereremo eccessi, esercitando la massima fermezza". Nel pomeriggio di oggi, a partire dalle 14:00, i campioni d'Europa sfileranno per le vie della città a bordo di un pullman. Alle 18:00, i parigini saranno ricevuti all'Eliseo dal presidente Emmanuel Macron. Infine, alle 19:30 ci sarà una festa organizzata al Parco dei Principi. Ai festeggiamenti sono attese almeno 100.00 persone. Al fine di prevenire nuovi scontri, sono stati schierati quasi 6.000 tra poliziotti e gendarmi.
Italia, out Venturino: il CT Baldini convoca Tommaso Berti
Italia, out Venturino: il CT Baldini convoca Tommaso Berti
Cambio nelle file dell'Italia. La Nazionale perde Lorenzo Venturino in vista delle amichevoli del 3 e 7 giugno contro Lussemburgo e Grecia. Con una nota sul sito della FIGC, gli Azzurri hanno annunciato che l'esterno della Roma ha lasciato il ritiro di Coverciano e che al suo posto arriva Tommaso Berti.  Classe 2004, il trequartista è stato convocato dal Ct a interim Baldini dopo un'ottima stagione con la maglia bianconera in Serie B. Berti ha giocato tutte e 38 le partite in stagione, collezionando anche 4 gol e 8 assist. Numeri che gli sono valsi una chiamata nella Nazionale maggiore per sostituire Venturino - trasferitosi dal Genoa alla Roma nello scorso mercato invernale - che ha totalizzato 12 presenze nella Serie A da poco conclusasi, 10 con i giallorossi e 2 con i rossoblù. IL COMUNICATO - Di seguito il comunicato dell'Italia sul cambio Venturino-Berti: "Il calciatore Lorenzo Venturino, ritenuto indisponibile per le prossime due gare, ha lasciato questa mattina il raduno di Coverciano in accordo con il proprio club. Al suo posto, il Ct Baldini ha deciso di aggregare stabilmente al gruppo Tommaso Berti, che risulta quindi convocato per le gare contro Lussemburgo e Grecia. Resterà in squadra fino al 2 giugno anche Niccolò Fortini, mentre Dominic Vavassori e Gabriele Guarino fanno rientro ai rispettivi club". I CONVOCATI - Giovani e promettenti, Silvio Baldini ha deciso di convocare per le prossime due amichevoli dell'Italia la nuova "leva Azzurra". I big - eccetto capitan Donnarumma - sono rimasti a casa e contro Lussemburgo e Grecia ci sarà spazio per le promesse del calcio azzurro.  Tra questi i 3 italiani che hanno esordito con il Borussia Dortmund: Samuele Inacio, Filippo Mane e Luca Reggiani. Questi non sono i soli azzurri che si sono messi in mostra all'estero. Nella lista dei convocati, infatti, compaiono anche Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach) e Luca Koleosho (Paris FC). Tra i calciatori scelti da Baldini ci sono anche nomi che si stanno affermando in Serie A, come Marco Palestra - reduce dalla grande stagione a Cagliari - e Pio Esposito, campione d'Italia con l'Inter.  Ecco la lista dei convocati, ai quali si aggiunge anche Niccolò Fortini della Fiorentina, che parteciperà alla preparazione delle amichevoli dal 28 maggio al 2 giugno:   PORTIERI: Giovanni Daffara (Avellino), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Lorenzo Palmisani (Frosinone); DIFENSORI: Honest Ahanor (Atalanta), Davide Bartesaghi (Milan), Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach), Pietro Comuzzo (Fiorentina), Costantino Favasuli (Catanzaro), Filippo Mane (Borussia Dortmund), Marco Palestra (Cagliari), Luca Reggiani (Borussia Dortmund); CENTROCAMPISTI: Tommaso Berti (Cesena), Matteo Dagasso (Venezia), Giacomo Faticanti (Juventus), Luca Lipani (Sassuolo), Cher Ndour (Fiorentina), Niccolò Pisilli (Roma); ATTACCANTI: Francesco Camarda (Lecce), Luigi Cherubini (Sampdoria), Jeff Ekhator (Genoa), Francesco Pio Esposito (Inter), Seydou Fini (Frosinone), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Luca Koleosho (Paris FC).
PSG da record… e l’Arsenal c’entra ancora: la statistica che fa discutere
PSG da record… e l’Arsenal c’entra ancora: la statistica che fa discutere
C’è una curiosità statistica che attraversa quasi vent’anni di storia della Champions League e che, ancora una volta, riporta inevitabilmente allo stesso protagonista involontario: l’Arsenal. Due finali, due epoche diverse, ma un elemento ricorrente che rende il confronto particolarmente singolare. Il primo episodio risale al 2006, quando il Barcellona affrontò i Gunners allo Stade de France. Una gara condizionata dall’espulsione del portiere Jens Lehmann e giocata quasi interamente in inferiorità numerica dagli inglesi. In quel contesto, i Blaugrana imposero un dominio territoriale netto, fino a chiudere la sfida sul 2-1. LA STORIA SI RIPETE - Vent'anni dopo, lo scenario si è ripetuto con protagonisti differenti ma dinamiche simili. Nella finale disputata a Budapest contro l’Arsenal, il PSG ha progressivamente preso il controllo della partita dopo il vantaggio iniziale di Kai Havertz, schiacciando gli uomini di Arteta nella propria metà campo per lunghi tratti del match. Ed è proprio qui che entra la statistica che certifica il record. Secondo i dati forniti da Opta, con il 75,3% di possesso palla il PSG ha registrato la percentuale più alta in una finale di Champions League da quando vengono analizzate le competizioni europee (stagione 2003-2004). Un valore che supera il precedente primato del Barcellona del 2006, fermo al 70,3%, sempre contro l’Arsenal. UN DOMINIO CHE SI LEGGE NEI NUMERI - Il dato finale — 75,3% contro 24,7% — racconta una finale a lungo controllo parigino, in cui la gestione del pallone ha finito per diventare l’elemento dominante dell’intera partita. La particolarità, però, resta quella coincidenza che lega i due record. In entrambe le occasioni, infatti, il massimo storico del possesso in una finale di Champions è stato stabilito contro lo stesso avversario. Un dettaglio che alimenta la curiosità e rende questa statistica una delle più insolite della storia recente della competizione.
Mondiali 2026, svelati i campi base: ecco dove alloggeranno le 48 nazionali
Mondiali 2026, svelati i campi base: ecco dove alloggeranno le 48 nazionali
Il percorso verso il Mondiale 2026 compie un altro passo decisivo. La FIFA ha ufficializzato le sedi dei Team Base Camp, ovvero i campi base delle 48 nazionali partecipanti alla prossima Coppa del Mondo. Si tratta dei luoghi in cui squadre, staff tecnici e delegazioni vivranno e si alleneranno durante la fase a gironi del torneo che si disputerà tra Canada, Messico e Stati Uniti. Un passaggio organizzativo fondamentale per la prima edizione del Mondiale a 48 squadre, che trasformerà numerose città del Nord America in centri operativi del calcio mondiale. Le strutture selezionate diventeranno il punto di riferimento quotidiano delle nazionali, garantendo standard di preparazione elevati e un impatto diretto anche sulle comunità che non ospiteranno le partite. UN MONDIALE DIFFUSO IN TRE PAESI E DECINE DI CITTÀ - Il sistema dei campi base rappresenta uno degli elementi più innovativi dell’organizzazione del torneo. Ogni nazionale ha scelto la propria sede tra oltre sessanta opzioni disponibili, distribuite in base alla posizione geografica delle partite della fase a gironi. La distribuzione finale vede 39 squadre negli Stati Uniti, 7 in Messico e 2 in Canada, con oltre venti comunità non sede di gare ufficiali coinvolte direttamente nell’evento. Un modello che punta a estendere l’impatto del Mondiale ben oltre le sedici città ospitanti. TUTTE LE SEDI DELLE NAZIONALI Algeria - Kansas City Argentina - Kansas City Australia - San Francisco Bay Area Austria - Goleta Belgio - Renton Bosnia ed Erzegovina - Sandy Brasile - New York New Jersey Capo Verde - Tampa Canada - Vancouver Colombia - Guadalajara Congo - Houston Costa d’Avorio - Philadelphia Croazia - Alexandria Curacao - Boca Raton Repubblica Ceca - Dallas Ecuador - Columbus Inghilterra - Kansas City Egitto - Spokane Francia - Boston Germania - Winston-Salem Ghana - Boston Haiti - New York/New Jersey Iran - Tijuana Iraq - Greenbrier County Giappone - Nashville Giordania - Portland Corea del Sud - Guadalajara Messico - Città del Messico Marocco - New York/New Jersey Paesi Bassi - Kansas City Nuova Zelanda - San Diego Norvegia - Greensboro Panama - New Tecumseth Paraguay - San Francisco Bay Area Portogallo - Palm Beach Gardens Qatar - Santa Barbara Arabia Saudita - Austin Scozia - Charlotte Senegal - New York New Jersey Sudafrica - Pachuca Spagna - Chattanooga Svezia - Dallas Svizzera - San Diego Tunisia - Monterrey Turchia - Mesa Stati Uniti - Irvine Uruguay - Cancun Uzbekistan - Atlanta
Leão e il Milan: amore, aspettative e la sensazione di un finale già scritto
Leão e il Milan: amore, aspettative e la sensazione di un finale già scritto
“Ho dato il mio meglio, il club mi ha dato tutto e sono orgoglioso di aver fatto la storia qua”. Nelle parole pronunciate da Rafael Leão nella notte c’è la sensazione che il lungo capitolo tra il portoghese e il Milan sia destinato a chiudersi. Nessuna rottura rumorosa, nessuna polemica pubblica: soltanto la consapevolezza di aver concluso un percorso. “Mi sento pronto per una nuova squadra, un nuovo campionato e una nuova sfida”, ha aggiunto il numero 10 rossonero, lasciando intuire come la separazione sia ormai soltanto una questione di tempo. Eppure, quando Leão arrivò a Milano nell’estate del 2019, il suo era soprattutto un futuro tutto da scrivere. Giovane, elettrico, imprevedibile. Un talento ancora grezzo ma con qualità evidenti, uno di quei giocatori capaci di accendere una partita con una sola accelerazione. Nei primi mesi alternava lampi e pause, giocate devastanti e momenti di anonimato, ma la sensazione era chiara: il Milan aveva trovato un giocatore diverso dagli altri. LO SCUDETTO E LA NASCITA DI UN SIMBOLO - La svolta definitiva arrivò con la stagione dello Scudetto. In quella squadra Leão diventò molto più di un semplice esterno offensivo: era il volto della ripartenza rossonera, l’uomo a cui affidarsi nei momenti complicati, il giocatore capace di trascinare il Milan nelle serate pesanti. Le sue corse sulla fascia sinistra, gli strappi in campo aperto, i gol e gli assist decisivi rappresentavano l’immagine stessa di quel Milan campione d’Italia. Da lì nacquero inevitabilmente aspettative enormi. Per molti Leão doveva diventare uno dei migliori giocatori del calcio europeo, il simbolo assoluto del nuovo Milan, il talento in grado di dominare ogni stagione. A tratti lo è stato davvero. Perché nel suo periodo migliore sembrava semplicemente imprendibile: bastava un controllo orientato o una progressione per cambiare il ritmo di una gara. TRA GENIO, PRESSIONI E CRITICHE - Ma la sua esperienza in rossonero è stata anche il racconto di un equilibrio mai completamente trovato. Alle partite da protagonista assoluto si alternavano prestazioni opache, ai momenti di esaltazione periodi di critiche pesanti. Negli ultimi anni il rapporto con una parte dell’ambiente si era inevitabilmente raffreddato: c’era chi continuava a vedere in lui un fuoriclasse capace di decidere le partite da solo e chi invece si aspettava continuità totale, leadership costante e numeri ancora più importanti. UN FINALE CHE SEMBRA GIÀ SCRITTO - Ed è forse proprio qui che nasce quella “sensazione di finale già scritto”. Perché tra Leão e il Milan non è mai mancato l’affetto, ma negli ultimi tempi sembrava essersi esaurita l’idea di poter andare oltre insieme. Come se entrambe le parti avessero capito che il ciclo fosse arrivato naturalmente alla conclusione. Lo stesso portoghese, parlando del proprio futuro, ha lasciato aperta la porta a una nuova esperienza lontano dall’Italia: “Valuterò le migliori opzioni per il proseguimento della mia carriera e per continuare a competere ai vertici del calcio europeo”. Parole che assumono inevitabilmente un peso specifico. Al di là di come si giudicherà la sua avventura rossonera, una cosa resta evidente: Rafael Leão è stato uno dei volti più iconici del Milan degli ultimi anni, nel bene e nel male. Uno di quei giocatori che difficilmente passano inosservati.
Parigi, scontri dopo la vittoria del Psg in Champions: oltre 280 fermi e 7 agenti feriti
Parigi, scontri dopo la vittoria del Psg in Champions: oltre 280 fermi e 7 agenti feriti
Notte di tensione a Parigi dopo la finale di Champions League vinta dal Paris Saint Germain ai rigori contro l’Arsenal, giocata a Budapest. I festeggiamenti per il trionfo europeo si sono trasformati, in diversi punti della capitale francese, in momenti di forte disordine, con scontri tra gruppi di tifosi e forze dell’ordine. Il bilancio complessivo, secondo il ministero dell’Interno, è pesante: in tutta la Francia sono state fermate 416 persone, di cui 283 solo a Parigi. Sette agenti di polizia sono rimasti feriti nel corso degli interventi per riportare la calma nelle aree più critiche della città. PETARDI, SACCHEGGI E SCONTRI: LA NOTTE DI CAOS A PARIGI - I disordini si sono concentrati in diversi punti della capitale, con particolare intensità nei pressi di Porte de Saint-Cloud, non lontano dal Parco dei Principi. Qui e in altre zone sensibili, i gruppi più violenti hanno lanciato petardi contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con l’utilizzo di gas lacrimogeni per disperdere i facinorosi. Situazioni simili si sono registrate anche alla Bastiglia, nell’area del maxischermo allestito vicino allo stadio del PSG e lungo gli Champs-Élysées, dove la polizia è dovuta intervenire con cariche di contenimento. Durante le tensioni, alcuni negozi sono stati saccheggiati. Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha definito gli episodi “assolutamente inaccettabili”, condannando con fermezza quanto accaduto durante una serata che avrebbe dovuto celebrare esclusivamente il successo europeo del club parigino.
Ultime notizie di calciomercato
© gianlucadimarzio.com di proprietà di G.D.M. Comunication S.r.l. - P.IVA 08591160968
Direttore responsabile delle testate e amministratore per GDM Comunication Gianluca Di Marzio